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La sigaretta elettronica fa male o no?

2020-10-08 23:30

Lele

Argomenti Generali, sigaretta elettronica, rischi, salute, leggende, miti, la sigaretta elettronica fa male?,

La sigaretta elettronica fa male o no?

Sfatiamo miti e leggende sulla sigaretta elettronica, fa male? Non fa male? Meglio fumare? (certo che no!!) Vediamo di toglierci qualche dubbio in proposito.

 

 

 

Sfatiamo miti e leggende sulla sigaretta elettronica

 

 

 

  • Intro
  • Acqua nei polmoni
  • Antigelo nei liquidi
  • Metalli pesanti
  • 4.2 Volt
  • Svapare è peggio che fumare
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Quasi giornalmente in negozio, chi si avvicina per la prima volta alla sigaretta elettronica (o ecig), ancor prima di guardare i prodotti, ci pone una o più di queste domande, lecite purtroppo poiché di tanto in tanto esce fuori una nuova leggenda legata all'utilizzo delle ecig: Ma è vero che la sigaretta elettronica fa venire l'acqua nei polmoni? Ma mio cugino mi ha detto che un componente del liquido lui lo mette nel radiatore. Un amico di mio cugino ha detto che Svapare è peggio di fumare etc etc.. Purtroppo queste dicerie non vengono solo da "mio cugino" e da "l'amico dell'amico dell'amico" ma spesso e volentieri le leggiamo su internet o peggio ancora a volte sono figure alle quali diamo una certa rilevanza, che prossimi molto spesso al pensionamento o semplicemente molto legati al passato, tendono a demonizzare il nuovo poiché "il nuovo spaventa". Ma comunque basta ciarlare e andiamo ad analizzare queste domande più nel dettaglio! Le risposte a queste leggende sono prese quasi interamente da SIGMAGAZINE una rivista di settore che cerca di scavare a fondo nelle notizie, nascono dalla penna di giornalisti Professionali e Professionisti a partire dal Direttore Stefano Caliciuri, avvalendosi della preparazione e della professionalità di Dottori e Ricercatori che studiano questo campo da anni.

LA SIGARETTA ELETTRONICA FA VENIRE L'ACQUA NEI POLMONI

 

Indubbiamente la più celebre, al punto da divenire un maldestro evergreen delle leggende di questo settore, riguarda la formazione di un non meglio specificato liquido acquoso all’interno della cavità pleurale o forse dei polmoni stessi. C’è chi parla esplicitamente di acqua, chi parla di liquido pleurico, altri che identificano nella base neutra il motivo del contendere. Sta di fatto che la narrazione prevede la formazione di liquido nell’albero bronchiale, con affermazioni del tipo “la sigaretta elettronica fa venire l’acqua nei polmoni”. Un’immagine forte, che evoca sofferenza, compromissione respiratoria, quasi a dimostrare che forse sarebbe stato meglio continuare con la combustione del tabacco, anziché inalare una matrice liquida.
La realtà delle cose è ben diversa: il nostro sistema respiratorio scambia quotidianamente almeno 400 ml di acqua con l’esterno. Questo processo fa parte della cosiddetta perspiratio insensibilis ed è parte della nostra normale fisiologia, con cui arriviamo a perdere circa un litro di acqua attraverso la pelle e la respirazione. Già da questo concetto è possibile comprendere, se ce ne fosse stato bisogno, che i polmoni sono tutt’altro che a tenuta stagna e che quindi è inverosimile avere un accumulo di acqua al loro interno in condizioni di salute, specie se si calcola l’ammontare del consumo di eliquid rispetto al mezzo litro circa di acqua che già viene scambiata.
Nell’ipotesi che invece non si tratti di acqua ma di base neutra, risulta comunque impossibile per diversi motivi. Innanzitutto l’eliquid è formato da sostanze, come vedremo tra poco, totalmente metabolizzabili dal nostro organismo, che vengono quindi semplicemente acquisite e trasformate, per poi essere espulse. In secondo luogo il vapore di ecig è in realtà un aerosol, quindi una dispersione nebulizzata, che in quanto tale difficilmente torna ad aggregarsi in forma liquida. Infine, la superficie alveolare è pari a circa 70-80 metri quadrati, offrendo quindi ampio spazio al liquido nebulizzato per potersi poi disperdere a dovere. Alcuni mesi fa è però apparsa oltre oceano una notizia abbastanza allarmante, che ha visto coinvolta una ragazza della Pennsylvania, ed è tornata la notizia dell’acqua nei polmoni. Come spiegato dal professor Beatrice a Sigmagazine si tratta però di un caso di ipersensibilità allergica, dunque un fenomeno decisamente circoscritto, non generalizzabile all’intero mondo del vapore, e legato all’individuo, anziché al metodo di inalazione.

 

ANTIGELO NEI LIQUIDI

 

Di pari passo con le fantomatiche ripercussioni respiratorie del vapore elettronico, si è mossa anche la diceria secondo cui all’interno del liquido base vi fosse contenuto l’antigelo per automobili. Questa notizia, ovviamente falsa, è probabilmente originata dalla somiglianza lessicale dei due composti: glicole etilenico, dedicato alle automobili, e glicole propilenico, che è invece utilizzato nel mondo del vaping. Può sembrare una differenza irrisoria ma quel singolo carbonio, che modifica il prefisso della parola in questione, cambia totalmente il profilo farmacologico e di sicurezza della sostanza. Il glicole etilenico è infatti componente dell’antigelo, tossico per ingestione e può causare serissimi danni renali, mentre il glicole propilenico viene metabolizzato dal nostro organismo senza conseguenze per la salute, così come il glicerolo e l’acqua, ugualmente presenti nelle basi per vaping.

 

 

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METALLI PESANTI


Nemmeno il comparto dei liquidi pronti è potuto sfuggire alla furia delle distorsioni percettive riguardanti la salubrità di ciò che è un’alternativa al cancerogeno fumo di sigaretta. Ecco quindi che alcuni anni fa fece scalpore la notizia secondo cui all’interno dei liquidi preconfezionati ci fossero allarmanti concentrazioni di metalli pesanti. La ricerca dell’epoca prendeva in considerazione un numero limitato di boccette e di marche non sempre così note ma, per fugare ogni dubbio, lo stesso argomento è stato ripreso in epoca più recente dal Dottor Farsalinos e dalla dottoressa Kamilari che, dopo aver ripetuto le analisi su nuovi campioni di eliquid, aumentando la numerosità del campione, non hanno rilevato valori soglia da considerarsi dannosi, anzi, questi erano allineati con le linee guida per i farmaci da inalazione.

4.2 VOLT


Ovviamente le storie basate sul sentito dire pervadono anche gli aspetti pratici della routine di un vaper. Una delle più tipiche domande di un neofita riguarda, forum e gruppi alla mano, il corretto wattaggio da impostare per una data resistenza. La teoria ci dice che il parametro più indicativo è il cosiddetto heat flux, con cui calcolare la giusta potenza in funzione della superficie vaporizzante. Ormai la stragrande maggioranza dei dispositivi utilizza la regolazione in watt, che ha sempre un corrispettivo in volt, all’interno del circuito. Non esiste però un valore univoco di potenza o di voltaggio, poiché dipende sempre dalla tipologia e dalle dimensioni fisiche della resistenza. Ogni coil è quindi una “storia a sé” in termini elettrotecnici. Ecco perché risulta totalmente insensato assegnare un valore univoco di tensione, o di potenza, quasi a farne una regola universale. Prendendo in prestito un esempio mutuato dal mondo automobilistico, sarebbe come fissare a 100 km/h la velocità massima per un’automobile, a prescindere dal tipo di vettura o dalla strada da percorrere. Evidentemente un simile numero potrebbe essere eccessivo in certi contesti o totalmente insufficiente in altri e lo stesso vale per questo misterioso valore massimo di 4.2 volt, che non ha alcuna base teorica o scientifica, ma che ciclicamente e per ragioni ignote torna a fare capolino nelle discussioni.

SVAPARE È PEGGIO CHE FUMARE


Non appena la sigaretta elettronica ha iniziato a raccogliere estimatori e utilizzatori, il mondo scientifico si è premurato di analizzarne le proprietà, i benefici e gli eventuali punti oscuri. Il settore è cresciuto, è maturato e i test sono continuati, fino a creare una corposa ed esaustiva letteratura medica che assolve il vapore elettronico, dimostrandone l’efficacia sia come mezzo di disassuefazione, sia come strumento di riduzione del danno. Gli studi e gli esperimenti a supporto della sigaretta elettronica sono ormai migliaia, al punto che è stato creato un apposito database in cui condensare la letteratura scientifica di settore. A dare manforte si è aggiunto anche il Sistema sanitario nazionale britannico, che attivamente promuove il vaping come buona pratica per l’abbondono del tabagismo. Gli elementi oggettivi e le evidenze scientifiche sono quindi presenti e permettono di assolvere lo svapo da ogni accusa di nocività. Nonostante ciò, l’opinione pubblica e i media hanno preso di mira il prodotto più volte, in tempi passati e recenti, con accuse nel migliore dei casi poco credibili o addirittura in aperto contrasto con quanto scoperto fino a quel momento. La forma mentis scientifica lascia sempre campo libero al dubbio, alla smentita o alla totale sovversione di quanto fino a quel momento detto, purché le affermazioni siano sempre documentate e univocamente sostenibili. Non è questo il caso delle varie polemiche o estemporanee ricerche avverse al mondo del vaping che regolarmente, nel giro di pochi giorni o alcune ore, ricevevano la smentita ufficiale da parte della comunità scientifica.
L’elenco non termina qui, poiché il sottobosco di “favole moderne” riguardanti il mondo del vapore è riccamente popolato, anche se quelle più ricorrenti e anche più deleterie hanno trovato spazio descrittivo e relativa contro risposta tra queste righe. È quindi insito nell’essere umano il bisogno di raccontare e di arricchire con dettagli propri ciò che viene vissuto, l’importante è che la separazione tra quel che è una narrazione e ciò che è la realtà resti sempre ben delineata, grazie anche a quella rivoluzione intellettuale che ha reso Galileo l’icona storica del metodo scientifico.

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